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	<title>Fiori Nel Deserto &#187; Letteratura</title>
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	<description>Modi e riflessioni per una buona elaborazione del lutto</description>
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		<title>Il dolore</title>
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		<pubDate>Thu, 30 Sep 2010 15:47:28 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Claudia Ravaldi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Letteratura]]></category>
		<category><![CDATA[Lutto]]></category>

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		<description><![CDATA[Il dolore è lo spezzarsi del guscio che racchiude la vostra conoscenza. Come il nocciolo del frutto deve spezzarsi affinché il suo cuore possa esporsi al sole, così voi dovete conoscere il dolore. E se riusciste a custodire in cuore la meraviglia per i prodigi quotidiani della vita, il dolore non vi meraviglierebbe meno della [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Il dolore è lo spezzarsi del guscio che racchiude la vostra conoscenza.<br />
   Come il nocciolo del frutto deve spezzarsi affinché il suo cuore possa esporsi al sole, così voi dovete conoscere il dolore.<br />
   E se riusciste a custodire in cuore la meraviglia per i prodigi quotidiani della vita, il dolore non vi meraviglierebbe meno della gioia;<br />
   Accogliereste le stagioni del vostro cuore come avreste sempre accolto le stagioni che passano sui campi.<br />
   E veglieresti sereni durante gli inverni del vostro dolore.<br />
   Gran parte del vostro dolore è scelto da voi stessi.<br />
   E&#8217; la pozione amara con la quale il medico che è in voi guarisce il vostro male.<br />
   Quindi confidate in lui e bevete il suo rimedio in serenità e in silenzio.<br />
   Poiché la sua mano, benché pesante e rude, è retta dalla tenera mano dell&#8217;Invisibile,<br />
   E la coppa che vi porge, nonostante bruci le vostre labbra, è stata fatta con la creta che il Vasaio ha bagnato di lacrime sacre.<br />
G. K. Gibran</p>
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		<title>Luce e tenebra</title>
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		<pubDate>Mon, 13 Sep 2010 19:07:42 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Claudia Ravaldi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Letteratura]]></category>

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		<description><![CDATA[Nè il sole nè la morte si possono guardare fissi. François de La Rochefoucauld]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Nè il sole nè la morte si possono guardare fissi.<br />
François de La Rochefoucauld</p>
<p><a href="../wp-content/uploads/2010/09/eclissi-luna.jpg"><img class="size-full wp-image-131 alignleft" title="eclissi-luna" src="../wp-content/uploads/2010/09/eclissi-luna.jpg" alt="" width="367" height="275" /></a></p>
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		<title>Edge &#8211; Orlo Sylvia Plath</title>
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		<pubDate>Tue, 20 Apr 2010 08:42:51 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Claudia Ravaldi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Letteratura]]></category>

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		<description><![CDATA[The woman is perfected. Her dead Body wears the smile of accomplishment, The illusion of a Greek necessity Flows in the scrolls of her toga, Her bare Feet seem to be saying: We have come so far, it is over. Each dead child coiled, a white serpent, One at each little Pitcher of milk, now [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>The woman is perfected.<br />
Her dead<br />
Body wears the smile of accomplishment,<br />
The illusion of a Greek necessity<br />
Flows in the scrolls of her toga,<br />
Her bare<br />
Feet seem to be saying:<br />
We have come so far, it is over.<br />
Each dead child coiled, a white serpent,<br />
One at each little<br />
Pitcher of milk, now empty.<br />
She has folded<br />
Them back into her body as petals<br />
Of a rose close when the garden<br />
Stiffens and odors bleed<br />
From the sweet, deep throats of the night flower.<br />
The moon has nothing to be sad about,<br />
Staring from her hood of bone.<br />
She is used to this sort of thing.<br />
Her blacks crackle and drag.</p>
<p>La donna è a perfezione.</p>
<p>Il suo morto</p>
<p>Corpo ha il sorriso del compimento,</p>
<p>un&#8217;illusione di greca necessità</p>
<p>scorre lungo i drappeggi della sua toga,</p>
<p>i suoi nudi</p>
<p>piedi sembran dire:</p>
<p>abbiamo tanto camminato, è finita.</p>
<p>Si sono rannicchiati i morti infanti ciascuno</p>
<p>come un bianco serpente a una delle due piccole</p>
<p>tazze del latte, ora vuote.</p>
<p>Lei li ha riavvolti</p>
<p>Dentro il suo corpo come petali</p>
<p>di una rosa richiusa quando il giardino</p>
<p>s&#8217;intorpidisce e sanguinano odori</p>
<p>dalle dolci, profonde gole del fiore della notte.</p>
<p>Niente di cui rattristarsi ha la luna</p>
<p>che guarda dal suo cappuccio d&#8217;osso.</p>
<p>A certe cose è ormai abituata.</p>
<p>Crepitano, si tendono le sue macchie nere.</p>
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		<title>I SEMI DI SESAMO</title>
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		<pubDate>Tue, 20 Apr 2010 08:33:04 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Claudia Ravaldi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Letteratura]]></category>

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		<description><![CDATA[C’era una volta una giovane donna, madre di un piccolo bambino. Un giorno il piccolo morì, e la donna, distrutta dal dolore, iniziò ad andare di casa in casa cercando una medicina che potesse restituire la vita al figlio. Ovviamente non riuscì a trovare nulla, e, sempre più afflitta, si recò dal Buddha con la [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>C’era una volta una giovane donna, madre di un piccolo bambino. Un giorno il piccolo morì, e la donna, distrutta dal dolore, iniziò ad andare di casa in casa cercando una medicina che potesse restituire la vita al figlio. Ovviamente non riuscì a trovare nulla, e, sempre più afflitta, si recò dal Buddha con la medesima richiesta.<br />
Il Buddha disse alla giovane madre di scendere in paese e prendere un seme di sesamo in ogni casa che non avesse mai incontrato la morte. Credendo che questo fosse il rimedio, la giovane madre bussò di porta in porta e chiese di casa in casa, senza poter raccogliere alcun seme.<br />
Mentre tornava dal Buddha a mani vuote si rese conto che la morte era comune a tutti, e che ciò che le stava capitando era già capitato, o prima o dopo, a tutte le altre persone.</p>
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		<title>Il saluto a Cecilia</title>
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		<pubDate>Fri, 26 Mar 2010 13:34:25 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Claudia Ravaldi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Letteratura]]></category>

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		<description><![CDATA[Scendeva dalla soglia d&#8217;uno di quegli usci, e veniva verso il convoglio, una donna, il cui aspetto annunziava una giovinezza avanzata, ma non trascorsa; e vi traspariva una bellezza velata e offuscata, ma non guasta, da una gran passione, e da un languor mortale: quella bellezza molle a un tempo e maestosa, che brilla nel [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class=" " src="http://www.circulturaledonberetta.it/mostra_scarpati/immagini/Foto_Scarpati%20(034).jpg" alt="la madre di cecilia" width="240" height="328" align="LEFT" />Scendeva dalla soglia d&#8217;uno di quegli usci, e veniva verso il convoglio, una donna, il cui aspetto annunziava una giovinezza avanzata, ma non trascorsa; e vi traspariva una bellezza velata e offuscata, ma non guasta, da una gran passione, e da un languor mortale: quella bellezza molle a un tempo e maestosa, che brilla nel sangue lombardo. La sua andatura era affaticata, ma non cascante; gli occhi non davan lacrime, ma portavan segno d&#8217;averne sparse tante; c&#8217;era in quel dolore un non so che di pacato e di profondo, che attestava un&#8217;anima tutta consapevole e presente a sentirlo. Ma non era il solo suo aspetto che, tra tante miserie, la indicasse così particolarmente alla pietà, e ravvivasse per lei quel sentimento ormai stracco e ammortito ne&#8217; cuori. Portava essa in collo una bambina di forse nov&#8217;anni, morta; ma tutta ben accomodata, co&#8217; capelli divisi sulla fronte, con un vestito bianchissimo, come se quelle mani l&#8217;avessero adornata per una festa promessa da tanto tempo, e data per premio. Né la teneva a giacere, ma sorretta, a sedere sur un braccio, col petto appoggiato al petto, come se fosse stata viva; se non che una manina bianca a guisa di cera spenzolava da una parte, con una certa inanimata gravezza, e il capo posava sull&#8217;omero della madre, con un abbandono piú forte del sonno: della madre, ché, se anche la somiglianza de&#8217; volti non n&#8217;avesse fatto fede, l&#8217;avrebbe detto chiaramente quello de&#8217; due ch&#8217;esprimeva ancora un sentimento.<br />
<span id="more-57"></span>Un turpe monatto andò per levarle la bambina dalle braccia, con una specie però d&#8217;insolito rispetto, con un&#8217;esitazione involontaria. Ma quella, tirandosi indietro, senza però mostrare sdegno né disprezzo, &#8220;no!&#8221; disse: &#8220;non me la toccate per ora; devo metterla io su quel carro: prendete.&#8221; Così dicendo, aprì una mano, fece vedere una borsa, e la lasciò cadere in quella che il monatto le tese. Poi continuò: &#8220;promettetemi di non levarle un filo d&#8217;intorno, né di lasciar che altri ardisca di farlo, e di metterla sotto terra così.&#8221;<br />
Il monatto si mise una mano al petto; e poi, tutto premuroso, e quasi ossequioso, piú per il nuovo sentimento da cui era come soggiogato, che per l&#8217;inaspettata ricompensa, s&#8217;affaccendò a far un po&#8217; di posto sul carro per la morticina. La madre, dato a questa un bacio in fronte, la mise lì come sur un letto, ce l&#8217;accomodò, le stese sopra un panno bianco, e disse l&#8217;ultime parole: &#8220;addio, Cecilia! riposa in pace! Stasera verremo anche noi, per restar sempre insieme. Prega intanto per noi; ch&#8217;io pregherò per te e per gli altri.&#8221; Poi voltatasi di nuovo al monatto, &#8220;voi,&#8221; disse, &#8220;passando di qui verso sera, salirete a prendere anche me, e non me sola.&#8221;<br />
Così detto, rientrò in casa, e, un momento dopo, s&#8217;affacciò alla finestra, tenendo in collo un&#8217;altra bambina piú piccola, viva, ma coi segni della morte in volto. Stette a contemplare quelle così indegne esequie della prima, finché il carro non si mosse, finché lo poté vedere; poi disparve. E che altro poté fare, se non posar sul letto l&#8217;unica che le rimaneva, e mettersele accanto per morire insieme? come il fiore già rigoglioso sullo stelo cade insieme col fiorellino ancora in boccia, al passar della falce che pareggia tutte l&#8217;erbe del prato.</p>
<p>A. Manzoni<br />
(I Promessi Sposi)</p>
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		<title>La notte e l&#8217;anima</title>
		<link>http://www.fiorineldeserto.it/53-la-notte-e-lanima.html</link>
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		<pubDate>Fri, 26 Mar 2010 13:27:59 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Claudia Ravaldi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Letteratura]]></category>
		<category><![CDATA[poesie]]></category>

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		<description><![CDATA[In grembo alla notte nevosa, d&#8217;argento, immensa si stende dormendo, ogni cosa. Solo una eterna sofferenza è desta dentro l&#8217;anima mia. E mi domandi perché mai si tace l&#8217;anima mia, senza versarsi in grembo alla notte che sogna? Colma di me, traboccherebbe tutta a spegnere le stelle. (R.M. Rilke)]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>In grembo alla notte nevosa, d&#8217;argento,<br />
immensa si stende dormendo, ogni cosa.</p>
<p>Solo una eterna sofferenza è desta<br />
dentro l&#8217;anima mia.</p>
<p>E mi domandi perché mai si tace<br />
l&#8217;anima mia, senza versarsi in grembo<br />
alla notte che sogna?</p>
<p>Colma di me, traboccherebbe tutta<br />
a spegnere le stelle.</p>
<p>(R.M. Rilke)</p>
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		<title>Emily Dickinson -809-</title>
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		<pubDate>Tue, 23 Mar 2010 13:59:01 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Claudia Ravaldi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Letteratura]]></category>
		<category><![CDATA[poesie]]></category>

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		<description><![CDATA[Chi è amato non conosce morte, perchè l&#8217;amore è immortalità, o meglio, è sostanza divina. Chi ama non conosce morte, perchè l&#8217;amore fa rinascere la vita nella divinità]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Chi è amato non conosce morte,</p>
<p>perchè l&#8217;amore è immortalità,</p>
<p>o meglio, è sostanza divina.</p>
<p>Chi ama non conosce morte,</p>
<p>perchè l&#8217;amore fa rinascere la vita</p>
<p>nella divinità</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Emily Dickinson -113-</title>
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		<pubDate>Tue, 23 Mar 2010 11:39:56 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Claudia Ravaldi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Letteratura]]></category>
		<category><![CDATA[poesie]]></category>

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		<description><![CDATA[Portare la nostra parte di notte, la nostra parte di mattino. Di immensa gioia riempire il nostro spazio, il nostro spazio riempire di disprezzo. Qui una stella, là un&#8217;altra stella. Qualcuno smarrisce la via! Qui una nebbia, là un&#8217;altra nebbia. Poi, il giorno! Trovo che questa poesia sia un perfetto riassunto di cosa accade in [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Portare la nostra parte di notte,</p>
<p>la nostra parte di mattino.</p>
<p>Di immensa gioia riempire il nostro spazio,</p>
<p>il nostro spazio riempire di disprezzo.</p>
<p>Qui una stella, là un&#8217;altra stella.</p>
<p>Qualcuno smarrisce la via!</p>
<p>Qui una nebbia, là un&#8217;altra nebbia.</p>
<p>Poi, il giorno!</p>
<p>Trovo che questa poesia sia un perfetto riassunto di cosa accade in un vero gruppo di automutuoaiuto.</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Emily Dickinson -99-</title>
		<link>http://www.fiorineldeserto.it/39-emily-dickinson.html</link>
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		<pubDate>Tue, 23 Mar 2010 11:36:34 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Claudia Ravaldi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Letteratura]]></category>
		<category><![CDATA[poesie]]></category>

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		<description><![CDATA[Nuovi piedi percorrono il giardino, nuove dita smuovono la zolla &#8211; un trovatore sopra l&#8217;olmo tradisce la solitudine. Nuovi bambini giocano sul prato nuovi stanchi dormono di sotto &#8211; torna ancora la pensosa primavera e torna ancora la neve &#8211; puntuale.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Nuovi piedi percorrono il giardino, </p>
<p>nuove dita smuovono la zolla &#8211; </p>
<p>un trovatore sopra l&#8217;olmo</p>
<p>tradisce la solitudine.</p>
<p>Nuovi bambini giocano sul prato</p>
<p>nuovi stanchi dormono di sotto &#8211; </p>
<p>torna ancora la pensosa primavera</p>
<p>e torna ancora la neve &#8211; puntuale.</p>
]]></content:encoded>
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